La Rocca dei Boiardo

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In visita al centro di Scandiano non potrete fare a meno di notarne il monumento più importante, l’imponente Rocca dove visse fino alla fine del 1400 Matteo Maria Boiardo, tra i principali esponenti della letteratura di corte di epoca rinascimentale, autore de “L’Orlando innamorato”.

L’ importanza di quella che in origine fu la Rocca dei Boiardo vi permetterà facilmente di reperire  utili documenti oltre che la possibilità di visite guidate, ci limitiamo quindi ad una superficiale descrizione del monumento simbolo di Scandiano.

Voluto dai Da Fogliano nel sec XIV il castello rivestiva essenzialmente funzioni di difesa militare fu  la famiglia Boiardo nel 1423 ad avviarne la trasformazione a dimora signorile; saranno poi i Thiene i Bentivoglio e i Principi d’Este a perseguirne la trasformazione in palazzo monumentale.

Il castello, da pochi anni tornato in gestione all’amministrazione comunale di Scandiano, è divenuto  nel 2011 sede Enoteca Regionale e di diverse inziative culturali gestite dalla Pro Loco di Scandiano e eventi tra cui il “Palio dell’Angelica”rievocazione storica che si tiene generalmente  il penultimo fine settimana del mese di Settembre, e l’evento enologico dedicato alla degustazione dei prodotti di 4 cantine locali: “calici in Rocca” .

Ci teniamo a segnalarvi che fino al 30 Ottobre è allestita in rocca la retrospettiva dell’Artista Enrico Ganassi; la mostra rimarrà aperta al pubblico tutti i giorni, il mattino dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e il pomeriggio dalle ore 16.30 alle ore 20.30.

Visitando la Rocca vi troverete nel cuore della città di Scandiano, una occasione per una visita al grazioso centro storico; ad esempio,  uscendo su piazza Boiardo e scendendo a sinistra potrete trovare “piasa padèla” , via Garibaldi , il Campanone e, perchè no, magari intraprendere uno dei percorsi che vi abbiamo descritto!

Si ringrazia Giovanni Abbruzzese per le fotografie (che per ora pubblichiamo parzialmente).

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C’era una volta a Scandiano – La motofficina Melli

La motofficina Melli

Sempre grazie alla disponibilità di Daniele Ferretti e di Marco Tamagnini che ci hanno gentilmente messo a disposizione queste foto, possiamo far riemergere da un ormai lontano passato questo pezzo di storia locale.

Sono poche le persone che oggigiorno ricordano la Motofficina Melli, che aveva il proprio negozio in via Garibaldi e che rimase aperta all’ incirca nel periodo che va dal 1950 al 1955.

Esposizione

 

Moto

Melli

Le moto esposte in via Garibaldi

Fronte negozio

Negozio attuale

 

E’ interessante notare come particolare il ciottolato di allora in via Garibaldi.

Attualmente ai giorni nostri al posto della Motofficina c’è il negozio di calzature di Tamagnini.

La Motofficina Melli chiuse dopo una rocambolesca vicenda di cui siamo attualmente in attesa di conoscere per bene i dettagli, e che appena possibile pubblicheremo.

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La Chiesetta di Sant’ Anna a Rondinara

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In occasione della fiera di Rondinara è stata inaugurata Domenica 24 Luglio 2011 la Chiesetta di Sant’ Anna dopo i lavori di restauro sia interni che esterni.

“Si tramanda che il sorgere di una piccola cappella sul confine dei Comuni di Viano e Rondinara, di cui si ignora la data di realizzazione, sia dovuto al ritrovamento di una immagine ritenuta dal popolo dei fedeli miracolosa.

“…della Beatissima Vergine che quotidianamente compartisce grazie al pubblico e privati, del che sono già state fatte varie elemosine”.

(lettera de” I pubblici rappresentati della Comunità di Viano”,17 giugno 1764)

Dopo la costruzione nel 1764 della prima cappella, fortemente voluta dai devoti di S.Anna, i rappresentanti della comunità di Viano vollero un oratorio più decoroso e ne presentarono domanda al Vescovo diocesano.

Il prevosto di Viano (allora Don Giacomo Gaspari di Cervarezza) acconsentì alla realizzazione dell’oratorio, il quale avrebbe dovuto essere fuori dalla via pubblica (la strada attuale non esisteva; la strada detta “del Cerro” transitava alcuni metri più in alto) ed al di fuori di “usi profani”.

Per la realizzazione di detto oratorio furono necessari quattro anni benché fosse di limitate dimensioni.

L’oratorio originale corrispondeva all’attuale tempio meno il porticato, il coro e la sacrestia. La nuova costruzione fu possibile grazie alla generosità della buona gente del luogo.

In data 21 luglio 1768 il Vescovo Gianmaria Castelvetri, udita la relazione del prevosto di Viano, concedette la licenza di celebrare i divini uffici nel nuovo oratorio previa benedizione del parroco di Viano. Pochi giorni prima dell’apertura al Culto del nuovo oratorio un gruppo di generosi volle far dono alla chiesetta di alcune pezze di terra per il suo auto-mantenimento.

Nel 1806 venne aggiunto, all’originale corpo di fabbrica dell’oratorio, il coro disegnato da Giovanni Paglia, architetto e scenografo reggiano. Appena costruito il coro si provvedette all’acquisto di un quadro recante l’immagine di Sant’Anna,madre della Beata Vergine Maria, con San Francesco di Paola e S. Antonio abate di cui però non si conosce l’autore né l’anno preciso di realizzazione.

Molti anni dopo, nel corso del 1985 il quadro verrà  trafugato e ritrovato quasi per caso sulla via per Milano dove sarebbe stato poi venduto. Di lì a poco l’opera sarebbe tornata nel coro dell’oratorio con grande gioia del Parroco e dei numerosi devoti della Santa

Nel 1807 venne costruito il porticato con le sue due imponenti colonne slanciate.

Nel 1811 fu  acquistato un organo di modeste dimensioni,poi collocato nella piccola cantoria posta in fondo all’oratorio,alla quale si accedeva a mezzo di una scala portatile entrando per una stretta porticina.

Nel 1860/61 venne costruita la scalinata

“discendente dalla strada statutaria all’Oratorio”  (registro del 3 settembre 1860) .

La strada in parola è l’attuale provinciale che parte da Reggio per Castelnuovo né Monti passando per Viano.

Nel 1883 di rimpetto alla , in posizione sopraelevata,fu realizzato il “Pilastro”o Maestà Votiva dedicata alla Beata Vergine.Chiesetta

La leggenda narra che spesso di notte chi transitava per la strada maggiore (provinciale) vedesse la Madonna salire piano,piano dall’oratorio verso detta strada. La gente del posto,credendo che fosse un segno o un desiderio della Beata Vergine Maria sostare lì,costruì in detto luogo la bella Maestà,oggi completamente avvolta da fitta vegetazione.

Non si hanno notizie precise sull’anno di realizzazione dell’abside ( presumibilmente metà-tardo ottocentesca) né degli interventi eseguiti in epoche successive. L’unica informazione a noi pervenuta per testimonianza diretta di fedeli e parroco riguarda alcune opere puntuali di sostituzione di travetti e pluviali ammalorati attuate nel corso degli anni’70.

Ben più cospicua la modifica compiuta attorno al 1975-77:la chiusura del portico e il conseguente  avanzamento verso strada del fronte principale.”

Alcune note sui lavori di restauro:

“Lavori eseguiti in esterno:rifacimento del tetto con sostituzione elementi ammalorati;rifacimento completo intonaco;rifacimento cornici,cornicione,frontone,opere di lattoneria; allontanamento della terra addossatati ai muri perimetrali,realizzazione muro di contenimento sotto strada,realizzazione marciapiede perimetrale con cintura protettiva di ghiaia drenante e riapertura porticato ottocentesco. Illuminazione di portico e marciapiede.

Lavori eseguiti in interno:

quando ci siamo avvicinati alla chiesa per la prima volta le problematiche più urgenti sembravano concentrate all’esterno,internamente si rilevavano solo fenomeni di degrado legati all’umidità. Le pareti erano d’un color ocra uniforme,le cornici color avorio con volta centrale e abside d’un azzurro intenso. Procedendo ad una prima analisi stratigrafica abbiano trovato che in alcuni punti,sotto alle croste di colore,emergeva un fondo verde mare. Abbiamo scoperto poco a poco questa porzione di edificio per scoprire poi che sulle unghie della volta centrale,quella che copre la cappella votiva originaria del 700,sono state rinvenute 4 decorazioni pittoriche di grande pregio,eseguite verosimilmente nel momento della costruzione della cappella, su intonaco a secco e rappresentanti l’allegoria delle 4 virtù cardinali o forse le virtù teologali. Di queste sono state recuparate le due ancora ben riconoscibili raffiguranti il Libro(Giustizia) e l’Ancora(Salvezza) .

Di grande eleganza anche il motivo della balaustra su un cielo aperto che orna l’intradosso della volta centrale e i decori delle fasce e della volta a botte lunettata che introducono alla zona del Coro disegnato nell’800 dall’architetto Giovanni Paglia.

Il risultato è un interno inaspettato,prezioso e in perfetta armonia cromatica tra le parti.”

Un sentito ringraziamento all’Architetto Maria Elena Vecchi, curatrice dei restauri che ci ha inviato l’articolo e a Silvia Franzoni che ci ha messo a disposizione il servizio fotografico.

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L’estate nella valle del Tresinaro

Con l’arrivo dell’estate al finire delle scuole le colline Reggiane e a salire, i primi comuni montani, sono una maestosa “esplosione” di natura   lo sanno bene i tanti ciclisti che, in particolare ad inizio stagione, quando il clima è ancora fresco e asciutto, percorrono la statale 63 dal comune di Scandiano verso i comuni di Viano, Baiso e Carpineti.

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E’ molto piacevole, notare come nella risalita in pochi chilometri  l’aria divenga fresca,” frizzante” e l’orizzonte si  apra in ampi scorci verso le montagne; l’estate nella valle del Tresinaro è l’odore di case rimaste chiuse durante l’inverno che si aprono all’arrivo dei “villeggianti”, il profumo di fiori e di funghi freschi esposti ad essicare al sole è l’esile sussurrare del Tresinaro verso la valle è il fulvo mantello di caprioli che brucano all’ombra di verdi prati; l’estate è lo “sbocciare” di orti profumati: zucchini, pomodori, cetrioli, salvia il fiorire della lavanda e dei papaveri è ristoro all’ombra di piante secolari il rumore del taglio della legna lo scampanare di Sagre,il giocare di bambini il silenzio nelle prime ore di caldi pomeriggi.  Mentre pigramente scende, la notte si veste di stelle l’aria s’impregna delle musiche delle tante feste che animano la vallata rendendola, come sempre è stato nei secoli, una stagione di faticoso lavoro ma anche di festa.

foto di Silvia Franzoni che ringraziamo per la disponibilità.

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La “granatina” con la Saba

La SabaUna incursione nelle campagne reggiane, magari introdotti da un conoscitore del posto, potrà sicuramente condurvi a casa di qualche agricoltore o ex agricoltore e certamente, come è capitato a me, ne apprezzerete l’ospitale cordialità e resterete senz’altro stupiti dai racconti e dal patrimonio culturale che la vita contadina ha tramandato fino ai giorni nostri.

E’ stato priopio in una di queste occasioni che ho potuto assaggiare la SABA che un ex agricoltore aveva prodotto con l’antica ricetta di famiglia . Dal suo narrare ho capito che la SABA era veramente qualcosa di speciale un nettare prezioso una “pozione” capace di guarire i malanni stagionali e di accendere il sorriso sulla bocca dei bambini che durante l’inverno amavano mescolarla con la neve per fare “la granatina” o d’estate alluggandola con l’acqua come ottima bevanda dissetante.Questo sciroppo d’uva che si ottiene dal mosto appena pronto, di uva bianca o rossa viene immerso in un paiolo di rame insieme a mezza dozzina di noci con il guscio che, rivoltandosi nel lento bollire, aiutano il mosto a non attaccarsi al fondo del recipiente. La saba è pronta quando si sarà ridotta ad un terzo della sua quantità iniziale ed è propio questo che rendeva e rende estremamente prezioso questo nettare che grazie al tenore zuccherino si conserva benissimo.

 

 

 

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C’era una volta a Scandiano – Il Corallo Danze

Altre bellissime foto di Daniele Ferretti ci permettono di fare un salto agli anni ’70 e rivedere alcuni particolari della storica discoteca di Scandiano, il Corallo, che allora aveva il nome di Corallo Danze.

Distesa all'aperto

Il Corallo nasce nell’ottobre del 1951 da un iniziativa di Guelfo Zambelli e alcuni amici, e da allora è sempre rimasto nello stesso posto, con lo stesso nome, e gestito dalla stessa famiglia.

Furgoncino Corallo Danze

Furgoncino

Il Corallo ha anche ospitato una fortunatissima manifestazione, il Festival degli Incompresi: dal 1969 al 1980 si sono svolte 12 manifestazioni, che hanno avuto come conduttori Mike Bongiorno, Pippo Baudo e Corrado Mantoni.

Fu proprio Corrado a copiare l’idea, e dal Festival degli Incompresi nacque poi l’ispirazione per la trasmissione televisiva La Corrida (dilettanti allo sbaraglio).

Festival Incompresi

Festival Incompresi con Corrado

Festival Incompresi con Pippo Baudo

Festival Incompresi IV edizione

Corallo Danze

Al Corallo sono arrivati tantissimi big della musica e dello spettacolo di allora: giusto per citarne alcuni, Natalino Otto, Luciano Tajoli, Quartetto Cetra, Domenico Modugno, Mike Bongiorno, Corrado Mantoni, Pippo Baudo, Enzo Tortora, Gigliola Cinquetti, Caterina Caselli, Giorgio Gaber, Marcella Bella, Equipe 84, Gianni Morandi, Mina, e tanti altri ancora.

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C’era una volta a Scandiano

Dall’album di ricordi di Daniele Ferretti ci arrivano alcune fotografie di Scandiano degli anni ’60 e ’70.

Sono immagini molto belle che ci permettono di vedere come è cambiato Scandiano in questi ultimi 40-50 anni.

Via Mazzini

Gino Bartali

A sinistra, via Mazzini vista da sud, sullo sfondo l’incrocio con la strada statale.

Sotto, Gino Bartali seduto ai tavolini del bar Commercio in piazza Spallanzani

Fontana

Piazza della Fontana, prima che venisse riempita di terra.

Il negozio di materiale elettrico di Gambarelli, in via Vallisneri a fianco della Coop

Negozio Gambarelli

Gambarelli

Il campo sportivo Torelli con il campo da pallacanestro

Campo sportivo Torelli

La passerella in ferro che collegava Scandiano con Pratissolo

Passerella Pratissolo

Un immagine di Ventoso, all’incrocio tra via Goti e via Strucchi

Ventoso

I famosi “Buconi” di Chiozza. Negli anni ’70 erano una delle mete obbligatorie per ogni appassionato di motocross, sport allora molto diffuso tra i ragazzi

Via Diaz in direzione Ventoso in pieno periodo di austerity

Via Diaz

i "Buconi" di Chiozza

Un sincero ringraziamento a Daniele Ferretti per averci permesso di pubblicare queste sue fotografie.

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Le Maestà – Parte Quarta

Maestà a Ventoso nella parte alta di via Colombaia, verso la Chiesa.

Maestà a Ventoso

Maestà a Cacciola, ottocentesca, è dedicata alla Beata Vergine della Ghiara

Maestà a Cacciola

Maestà a Cacciola - Interno

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Ventoso, zona delle Fornaci, madonnina in una nicchia di abitazione privata

Ventoso

Maestà a Rondinara lungo la stradina che dal Tresinaro porta alla salita per la grande quercia, via Cà de Rossi.

Maestà a Rondinara

Maestà sul monte Evangelo: questa maestà si trova all’incrocio tra il sentiero Spallanzani e via Bottegaro, ad un’ altezza di circa 400 metri slm.

Tra tutte le Maestà presenti nel nostro comune, è quella situata ad altezza maggiore.

Madonna di Fatima - Dettaglio

Madonna di Fatima

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Maestà a San Ruffino, lungo la strada dei colli

Maestà a San Ruffino

Dettaglio Maestà a San Ruffino

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La Compagnia della Spergola

Logo Compagnia Spergola

Si è svolta questa mattina Sabato 14 Maggio 2011 all’interno della Rocca dei Boiardo l’inaugurazione della sede dell’enoteca regionale, alla presenza del sindaco di Scandiano Alessio Mammi e il presidente della regione Emilia Romagna Vasco Errani.

Protagonista principale è stata la degustazione di vino Spergola, vitigno autoctono scandianese.

Denominazione Comunale

Per valorizzare il territorio e questo suo delizioso frutto, le aziende Bertolani, Cantina di Arceto, Cantina Colli di Scandiano, Casali Viticultori e Tenuta di Aljano hanno dato vita alla Compagnia della Spergola.

Inaugurazione

Presente da tempo immemore nella collina e pede-collina scandianese, il vitigno Spergola è un piccolo patrimonio locale protetto dalla Denominazione Comunale istituita dal nostro comune.

Le prime testimonianze scritte relative al vitigno Spergola risalgono al secolo XV quando fu citato da Bianca Cappello granduchessa di Toscana.

Nel corso della storia ha ricevuto diverse denominazioni: nel 1644 il marchese Vincenzo Tanara lo chiama Pomoria o Pellegrina, nel 1811 Claudio dalla Fossa lo indica col nome di Spergolina e nel 1839 il conte Gallesio ne nomina 2 tipologie: Spargolina normale e Spargolina molle.

L’interesse per questo vitigno è rimasto vivo fino ai nostri giorni e nel 2000 è stato studiato in modo approfondito da un gruppo di ricercatori sia dal punto di vista morfologico che genetico.

Sommelier

Dal grappolo mediamente denso con acini medio – piccoli, buccia pruinosa color verde – giallo, il vitigno Spergola consente di ottenere, nella versione frizzante o spumante, un vino bianco dal colore giallo paglierino scarico, con tenui riflessi verdolini.

Il profumo lieve, ma persistente, è caratterizzato da delicati profumi floreali che introducono ad un netto sentore di mela verde. In bocca mantiene delicatezza e fragranza e una piacevole vena acidula che lo accompagna nel finale.

Sommelier e degustazione

Nella versione “tranquillo”, sfruttando una leggera surmaturazione delle uve, le sensazioni gusto olfattive diventano molto più complesse. Il profumo diventa ampio, complesso, intenso  ed elegante dove dominano sentori di frutta gialla con chiari richiami alla pesca.

Al palato si distingue per un importante struttura ed un armonico equilibrio acidulo che gli consentono di chiudere con un retrogusto lungo e persistente.

Enoteca Regionale

Il vino Spergola secco si accompagna ad antipasti, primi piatti a base di pesce, pasta ripiena come cappelletti e tortelli, secondi piatti leggeri e salumi.

E’ inoltre ottimo con il parmigiano – reggiano ad inizio o fine pasto.

La Spergola dolce si accompagna invece alla perfezione con torte da forno, ciambelle, biscotti e zuppa inglese.

Cartina vini Emilia Romagna

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Un ricordo di Oreste Miari

Oreste Miari

Da quasi 5 secoli il Campanone scandisce le ore con i suoi rintocchi: quello che forse non tutti sanno è che questo ultracentenario orologio ha bisogno di essere caricato manualmente ogni giorno, in quanto una carica completa ha una durata di 34 ore.

La carica e manutenzione dell’orologio non è cosa semplice, ma occorre una conoscenza particolare del meccanismo e del metodo di carica.

Le campane nella cella campanaria hanno scandito secoli di storia locale: una, la più piccola, era stata benedetta nel 1543 da papa Paolo III, mentre la più grande era stata fusa nel 1577.

Sulle campane inciso in alto rilievo c’è lo stemma di Scandiano, diverso dall’attuale e costituito da uno scudo e una scala (senza l’odierna aquila).

La campana maggiore è servita per chiamare a raccolta gli abitanti della città in caso di calamità, malattie, guerre o altri eventi particolari.

L‘orologio, di antica costruzione con un sistema di corde, contrappesi e carrucole, batte i rintocchi delle ore sentite da tutto il centro storico di Scandiano.

Per quasi 40 anni, tutti i giorni Oreste Miari ha salito i 67 gradini della Torre del Campanone per caricare l’orologio e far risuonare ogni ora le campane del nostro orologio, e tenere vivo uno dei simboli di Scandiano.

Oreste se n’è andato diversi anni fa a 72 anni, accompagnato durante il funerale dai rintocchi delle “sue” amate campane.

Ringraziamo la gentilezza della moglie di Oreste, Elsa Grazioli, che ci ha fornito il materiale per far conoscere quello che ha fatto Oreste per Scandiano.

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