Il ponte sul Tresinaro

Parlare oggigiorno della costruzione di un ponte pare una cosa talmente scontata che ormai non ci si fa nemmeno più caso, ma non è sempre stato così.

La costruzione del ponte sul Tresinaro (l’attuale strada statale) è stato per Scandiano un evento talmente tanto importante che vale la pena ricordarlo.

Il libro “Storia di Scandiano” di Aderito Belli dedica un capitolo a tale avvenimento, che riportiamo in parte.

“Nell’anno 1858 un avvenimento di indiscutibile importanza locale merita l’onore della storia: l’inaugurazione cioè del ponte in pietra sul Tresinaro, opera bella e utile allo sviluppo commerciale di Scandiano, segregato prima da Reggio ogniqualvolta il torrente avesse gonfiato il suo letto con acqua più abbondante.

La costruzione del nuovo ponte progettato dall’architetto Ing.Cav. Giacomo Parisi di Modena era stata deliberata nel 1851, ma s’era arrivati al 1856 senza che alcunchè di concreto si fosse compiuto, quando il Dott.Vincenzo Mattioli, Podestà e cittadino preclaro nostro, con alacre iniziativa nominò finalmente una commissione per raccogliere le sottoscrizioni a favore dell’importante impresa.

Le offerte degli scandianesi, quali in denaro quali in materiali ( calce e gesso) quali in prestazioni gratuite di mano d’opera, ammontarono a lire 18.000. I contributi in denaro dei cittadini, che altamente apprezzavano la grande utilità della progettata opera pubblica, dovevano poi essere versati alla cassa comunale in tre rate della quali la prima sarebbe scaduta all’inizio dei lavori, la seconda a metà e la terza un mese prima del compimento del ponte.

Il Duca di Modena, con un bel gesto, offerse altre 15 mila lire ed alla restante somma provvide il comune di Scandiano, fino a raggiungere le 70.773,30 necessarie, comprese le spese per la cerimonia inaugurale.

Nel luglio 1857 sotto la direzione dello scandianese ing. Romualdo Braglia, si diede inizio ai lavori e nell’ottobre dell’anno successivo ogni cosa era terminata.

Il 24 novembre 1858 fu collocata dalle stesse mani del duca Francesco V , in un vano della prima arcata (lasciato appositamente) presso la spalla destra settentrionale, una pergamena racchiusa in un tubo di piombo, in cui era stata scritta un epigrafe latina dettata dal celebre numismatico modenese mons. Celestino Cavedoni (1).

Poscia il pertugio entro cui passò lo scritto destinato a perpetuare l’opera insigne, venne accuratamente murato.

Finalmente, nel giorno che seguì, alla presenza del duca Francesco V, dei dignitari della sua corte, delle autorità ecclesiastiche civili e militari di Scandiano e luoghi vicini, il nuovo ed elegante ponte venne solennemente benedetto da mons. Pietro Raffaelli, Vescovo di Reggio e Principe, assistito dai Canonici della cattadrale reggiana e da quelli di Scandiano.

Dopo la benedizione, il corteo delle Autorità si diresse alla Chiesa maggiore al suono della banda: tutti ringraziarono Iddio per il felice esito dell’importante opera attuata. Non mancarono, in quel giorno di grande festa, i divertimenti profani, rallegrati da festosi concerti delle bande di Scandiano e Formigine, e dai canti della Musa locale.

Nel 1927 il Podestà Alberto Sghedoni fece allargare il ponte al margine dell’ala sud, dove è stato aggiunto un comodo marciapiede largo 1,20 mt in cemento, che serve a tutelare il transito dei pedoni” (2).

Il ponte venne fatto saltare dai partigiani per fermare un convoglio militare di tedeschi, e venne ricostruito subito dopo la fine della seconda guerra mondiale.

A ricordo dell’opera, negli anni ’30 venne apposta un’epigrafe in marmo sul lato est, con una scritta in latino che riassume le caratteristiche della vicenda. (3)

Se pensiamo a quanta importanza ebbe allora la costruzione del ponte, a quanti sforzi, quante speranze e quante feste seguirono la realizzazione, (nonchè la muratura della pergamena dentro un tubo di piombo in un pilastro) possiamo sentirlo come un vero e proprio simbolo di Scandiano, e magari la prossima volta che ci capiterà di attraversarlo possiamo provare a vederlo con un occhio diverso, e non solo come un semplice “ponte”.

(1) La traduzione letterale dell’epigrafe latina è la seguente:

2) Il Ponte di Scandiano è lungo mt. 72,50 e largo 10,40 (dopo l’ampliamento che se ne fece nel 1890 per la nuova linea ferroviaria e l’aggiunta del marciapiede ordinata, nel 1927, dal Podestà Sghedoni). A difesa del ponte stesso stanno quattro robuste e lunghe ali. Cinque archi dell’ampiezza di mt. 12,20 a segmento circolare, con 2,40 mt di saetta, sostengono la bella mole del Parisi. E’ questa formata di sassi e mattoni disposti architettonicamente a strati alterni, con ottimo contrasto di tinte. Dal ponte, che limita il lungo viale di circonvallazione occidentale di Scandiano, ricco di piante, si gode un panorama grazioso della nostra cittadina e dei vaghi colli circostanti.

(3) La traduzione letterale dell’epigrafe in marmo apposta sul lato sinistro del ponte (ad est), a fianco del passaggio pedonale, è la seguente

La traduzione in italiano è stata possibile grazie all’aiuto della prof. Giovanna Borziani Bondavalli.

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Informazioni su scandianolanostraterra

Di Alberto Pedroni, progetto nato per conoscere e fare conoscere il territorio di Scandiano nella provincia di Reggio Emilia.
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9 risposte a Il ponte sul Tresinaro

  1. Laura Ferrari Algeri ha detto:

    Certamente d’ora in poi non attravererò più quel ponte con la stessa indifferenza! Mio marito dice che altri importanti avvenimenti legano il ponte di Ca’ de Caroli alla storia locale e sono veramente curiosa di saperne di più! Sapete com’ è: l’ appetito vien mangiando !….. Per ora un grazie di cuore per il lauto pranzo di oggi! Laura

    • Cara Laura, grazie per il gentile commento! Ci fa molto piacere sentire che la lettura di questo articolo abbia suscitato in te (e speriamo anche in tutti coloro che leggono) un piccolo moto “affettivo” verso questo ponte che noi non sentiamo solo come una fredda costruzione di pietre, cemento e gesso, ma che conserva ancora in sè l’eco di tante speranze, gioie e sacrifici.

  2. marta ha detto:

    Grazie di vero cuore, siete la nostra memoria storica…….Volevo anche proporre una ristampa di LA STORIA DI SCANDIANO del Belli .Io ho trovato una copia del libro in biblioteca ma non si può prendere in prestito !!!!!!! Sarebbe bello poterlo leggere e tenerlo per figli e nipoti.
    di nuovo GRAZIE !
    Marta.B.

    • Ci fa sempre un enorme piacere ricevere i vostri commenti: in particolar modo quando qualcuno apprezza lo sforzo con cui, gratuitamente, ci impegniamo per mettere a disposizione di tutti le caratteristiche, curiosità, fatti storici, luoghi e paesaggi delle nostre zone, o qualsiasi altra cosa che possa essere una riscoperta o un semplice descrizione di dettagli o particolari.
      Siamo convinti che Scandiano abbia tanti piccoli ma allo stesso tempo bellissimi dettagli che valga la pena far conoscere, e cerchiamo di fare tutto il possibile. Realizzare articoli richiede tempo, ricerche e tanta buona volontà; i vostri ringraziamenti sono la migliore soddisfazione per il nostro lavoro.
      Grazie a voi che ci seguite, e a tutti coloro che hanno collaborato e/o collaborano attivamente.

  3. Renato 1936 ha detto:

    Sono uno dei tanti cugini dei Gambarelli (Fellegara) volevo rivedere la lapide di mio cugino che fu ucciso, GAMBARELLI NEMO piu altri tre che non ricordo il nome ,che è( o era) sul ponte , partecipai alla messa in sito ,ero un ragazzino , ed ero con mia cugina Gisella Gambarelli ,stavo da i nonni BARCHI a Ca’ de Caroli e nel dopo guerra tornai a Firenze distinti saluti Renato.-

    • Buonasera,
      non ci risulta che sul ponte vi sia una lapide in commemorazione di persone defunte.
      L’unica lapide o epigrafe presente è quella in marmo che abbiamo documentato nell’articolo.
      Cordiali saluti

      • Roberto Meglioli ha detto:

        Il monumento in ricordo di Renato Nironi, Nemo Gambarelli, Roberto Colli e Mario Montanari, fucilati nel gennaio del 1945 si trova subito dopo il ponte sul Tresinaro verso Arceto.

  4. Renato 1936 ha detto:

    Chiedo scusa ,ma ho parlato con mia cugina che sta anche lei a Firenze , la lapide di mio cugino ucciso insieme ai suoi amici partigiani (li dovevano portare a Scandiano per essere impiccati)ma la neve alta fermò i camion sul ponte e riuscirono a scappare ma furono uccisi da i fascisti, sulle rive del fiume . Il ponte che credevo fosse quello di Scandiano, invece e quello che porta a ARCETO, mia cugina mi ha detto che la lapide è sempre li .Nelle firme di qui avete messo la foto c’è ne una che mi da da pensare PARMIGIANI ALBINO, mia zia sposata a BARCHI MARIO si chiamava PARMIGIANI ALMA e mi sembra di avere sentito il nome “Albino”. Tanti sentiti Auguri Renato ( in Emilia avevo 51 cugini ! Non c’era la TV!)

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