Oratorio di S. Antonio di Padova a Iano

Lettura dell’apparato pittorico a cura di Laura Ferrari Algeri

A proposito di “valorizzazione delle nostre identità e delle nostre radici”… ci sarà pure chi conosce ancora o ha sentito recitare “al siquéri” (“e” chiusa nel nostro inteloquire in dialetto!). Mi riferisco a quella prestigiosa preghiera in latino che ha accompagnato la Devozione di Sant’Antonio di Padova da sempre, con il suo carico evocativo (e anche un po’ magico e misterioso) tanto potente da farla diventare la preghiera usata per secoli al fine di ritrovare la salute, i beni o, più semplicemente, gli oggetti perduti!

Ad esempio, la ricordano ancora molto bene le mie vecchie zie che, al bisogno, la recitano a tutt’oggi come una filastrocca, magari storpiando le parole, quando hanno bisogno di qualcosa, sicure di avere in mano la chiave giusta per arrivare oltre l’umano e ottenere così la soddisfazione cercata.

In realtà è il “Si Quaeris miracula”: un Responsorio cantato in “ gregoriano “ (lo si può ascoltare in rete!) fin dal 1233, da quando Fra Giuliano da Spira lo scrisse in onore del Santo. Ebbene Esso è certamente un elemento costitutivo del Nostro Patrimonio Culturale locale perché il Bucintoro di Iano (Jano fino a qualche anno fa!) ne testimonia il radicamento fin dalla prima metà del Settecento: di certo da quando il notaio Giovanni Francesco Gibellini dispose per il suo Oratorio, intitolato a S. Antonio di Padova, un servizio di Messe settimanali (Alberto Morselli in Guida di Scandiano). Forse è bene che non deleghiamo alla sola Padova questo tratto della nostra cultura, visto che ne possediamo in loco un, non marginale e specifico, esempio! Nell’Oratorio, infatti, è celebrato il Santo in quella particolare selezione dei Suoi Miracoli utile a coniugare la Catechesi Antoniana con i Riti di Salvezza. Cosa che mi accingo a decodificare leggendo il testo sotteso alla veste pittorica dell’Oratorio come testimone che esplicita e apre al pubblico il percorso di conoscenza che ha portato la mia persona nella sua interezza (cioè con tutto il suo corredo esperienziale, emotivo e culturale) alla consapevolezza dell’eccezionale abilità di Chi architettò lo schema comunicativo dell’Opera in modo tale da attrarre credenti e non credenti, .. di qualsiasi epoca, .. e di qualsiasi età, in un circuito di progressiva elevazione (principalmente, ma non esclusivamente, religiosa), ad emulazione del potere comunicativo del Santo cui ha reso omaggio con la Sua Invenzione pittorica. (foto: famiglia Algeri)

Lettura del testo sotteso alla veste pittorica

Ecco l’“unicum” rappresentato al Bucintoro: le singole parti si saldano spontaneamente all’interno della Proposta di Elevazione Spirituale trasmessa per via figurativa in modo “globale”, ma non per questo meno esplicativo e razionale.

Basta uno sguardo per non avere alcun dubbio: la Pala d’Altare, al centro della parete di fondo, assumendo il ruolo di punto di convergenza prospettica materiale, predispone immediatamente all’adesione spirituale.

E, infatti, rappresenta: la centralità dell’Estasi nella vita del Santo!

Questo è certamente il Miracolo per antonomasia. E’ quello, appunto, che ha identificato e fatto la fortuna devozionale di questo Frate che, sposando con tutta la sua proverbiale passionalità, la semplicità francescana, volle recuperare la freschezza dell’adesione istintiva e totalizzante alla Parola divina: la sola che … “manda IN ESTASI”!

E ….. quale altra Rappresentazione dell’ Estasi potrebbe essere più indicata di questa! (sembra proprio che Qualcuno sia andato a cercarsela “col lanternino”!): la dolcezza complessiva è struggente e contagiosa, il piacere per il rapimento estatico è palpabile, la certezza dell’ accoglienza nell’Eterna Felicità è  naturale come la realtà del volto di questa Mamma umana,  così oblativa nella sua Celeste compostezza eternamente protettiva. Un insieme di sensazioni  da far proprie appunto, nell’ immediatezza,  con lo stesso animo fanciullo con cui il Verbum (Parola di Dio) bambino apre le braccia per regalare, in vita, un assaggio di quel Paradiso assicurato dal Suo Sacrificio (vedi: stilla di sangue sul braccio). Conducono qui, all’ interno del Presbiterio, i quatto grandi quadri monocromatici dipinti con una particolare tonalità rosata e proprio all’ altezza  degli occhi  che illustrano, nel dipinto e nel cartiglio, sia l’ esegesi dei Miracoli del Santo, sia la disposizione d’ animo da tenere per potersi elevare.

A sinistra – quelli che, opponendosi alle mode “eretiche” del tempo, insegnano a superare persino le caratteristiche di specie pur di aderire alla Fede: il Miracolo della mula digiuna che preferì l’Ostia alla biada e il Miracolo dei pesci che accorsero alla parola del Santo. A destra – quelli che invitano al rigore e alla pulizia interiore:

il Miracolo del padre fiducioso, riconosciuto  innocente per la testimonianza di un morto e il Miracolo del piede riattaccato al ragazzo che se l’ era tagliato per espiazione.

Dicevamo: …la gioventù estasiata del Santo, la dolcezza invitante della Madre, la compostezza divina del Bimbo innescano un moto spontaneo degli occhi che, seguendo l’ INDICE DIVINO, vanno ad incontrare i misteriosi cartigli in latino sventolati per noi dagli angioletti scesi fin dentro alla Chiesa dall’ incredibile blu di quel cielo:

è il SI QUAERIS MIRACULA che si può cantare eseguendo una Processione intorno all’ Altare, posto (non certamente per caso!) proprio in mezzo allo spazio rituale del Presbiterio.

Mi piace pensare che, in antico, i deliziosi suoni paradisiaci del Siquéri potessero anche scaturire da quelle particolari gelosie così sapientemente mimetizzate tra le pieghe delle cortine, che collegavano anche fisicamente (fino agli anni sessanta) la Chiesa con la Cappellania.

Guidata dalle note del Responsorio di Fra Giuliano da Spira e dalle foto di famiglia sono in grado di scoprirla in Chiesa … questa nostra Magica Preghiera … lasciando che le parole lievitino liberamente in me per esemplificare come questo Luogo permetta a ciascuno di vivere un momento di sollievo e benessere spirituale, e, se riuscirò a superare le difficoltà tecniche, sarò felice di condividere con tutti le mie conoscenze!

Foto e articolo di Laura Ferrari Algeri

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2 risposte a Oratorio di S. Antonio di Padova a Iano

  1. giovanna ha detto:

    L’articolo e’ molto interessante . Rivela una profonda cultura sia letteraria che artistica . Varrebbe la pena pubblicarlo su Reggio Storia diretta dal Dott. Gino Badini per ampiare il numero dei lettori anche reggiani.
    prof. Giovanna Borziani Bondavalli, socio effettivo della Deputazione di Storia Patria per le Antiche Provincie Modenesi di Reggio E.

  2. Laura Ferrari Algeri ha detto:

    Ringrazio vivamente per i complimenti, che fanno sempre piacere! Dopo le feste La contatterò molto volentieri perchè penso che si potrebbe fare ben di più per quell’ Oratorio così raffinato quanto sconosciuto! Laura Ferrari Algeri

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